La direttiva 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali prevede che ogni Stato membro designi una o più autorità competenti. In Italia l’autorità competente in materia di comunicazioni commerciali sleali è rappresentata dall’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), ma anche la giurisprudenza ordinaria può pronunciarsi su casi di greenwashing.
L’Autorità agisce d’ufficio o a seguito di una segnalazione. Ciò può avvenire prima, durante e dopo che una transazione commerciale si sia verificata. Nel caso si accerti la scorrettezza della pratica commerciale, l’Autorità può prendere provvedimenti, ad esempio, vietando la diffusione del messaggio e stabilendo sanzioni pecuniarie.
Ultima modifica il 09/10/2026